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Hai un dubbio sulla tua salute orale? Stai cercando di comprendere quali comportamenti assumere per mantenere in forma il tuo sorriso? MT Dental Clinic è qui per sciogliere questi dubbi e raccontarti come trattare i disturbi più comuni.

Hai dei dubbi?
MT Dental Clinic risponde

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Siamo a tua disposizione

Se hai delle domande ancora più specifiche e desideri un sorriso più sano, non temporeggiare.

Cos’è la piorrea?

La piorrea, detta anche parodontite, è una malattia che riguarda i tessuti di sostegno dei denti ovvero gengive, ossa e legamento parodontale.
Se non adeguatamente trattata, la piorrea porta alla progressiva perdita dei denti a causa del riassorbimento dell’osso e del tessuto gengivale da cui sono sostenuti.

Cos’è un protocollo parodontale?

La terapia comincia con alcune sedute di igiene orale professionale, seguite da sedute che consentono la rimozione sotto gengivale di placca e tartaro. Questi trattamenti sono sufficienti a garantire la guarigione nelle forme meno gravi; in quelle più avanzate è necessario ricorrere ad interventi chirurgici.
La chirurgia parodontale viene effettuata in anestesia locale o in sedazione.

Quali sono i sintomi della parodontite?

Il principale sintomo è il sanguinamento delle gengive, inizialmente sotto stimolo e successivamente in maniera spontanea.

I sintomi secondari sono:

  • Alitosi
  • Mobilità dentaria
  • Recessioni gengivali
  • Essudazione purulenta
  • Ascesso parodontale
Sono un fumatore. Questo influisce sulle mie gengive?

Dal momento che il fumo indebolisce la capacità del corpo di contrastare le infezioni e riduce la microcircolazione a livello gengivale, fumare può peggiorare ulteriormente lo stato delle gengive.

Uno dei primi segnali dei disturbi gengivali riguarda il colore delle gengive: quando sono sane risultano infatti di colore rosa e se arrossate possono essere sintomo di un disturbo. Nel fumatore le gengive si mostrano spesso grigie e scolorite e questo può ostacolare il riconoscimento della nascita di un problema.

In gravidanza è normale avere problemi con denti e gengive?

Durante la gravidanza circa l’80% delle donne soffre di infiammazione gengivale: la “gengivite gravidica” infatti si manifesta già nel primo trimestre della gravidanza per poi recedere spontaneamente dopo il parto.

L’infiammazione si presenta con l’arrossamento della zona interessata che diventa più sensibile ed irritabile; le gengive posso gonfiarsi e sanguinare, a seconda della gravità della gengivite in corso, questo perché durante la gestazione c’è una maggior produzione di estrogeni, aumenta l’irrorazione di sangue ai tessuti del corpo e c’è un abbassamento delle difese immunitarie.

Va da sé che la donna incinta deve fare molta attenzione alla prevenzione ed all’igiene dentale.

Con quale frequenza dovrei fare una pulizia dei denti?

La buona norma vuole che il paziente si rechi in studio per una pulizia dei denti ogni 6/9 mesi al massimo (salvo diverse indicazioni date dal dottore).

Anche se ad uno sguardo sommario i nostri denti possono sembrare ben puliti, è bene ricorrere all’aiuto di un igienista professionista più di una volta all’anno per essere certi di eliminare qualunque rischio di irritazione.

Quali sono gli strumenti che posso utilizzare a casa per una corretta igiene dentale?

I segreti per avere una bocca sana sono pochi e preziosi:

  • Lavare i denti due volte al giorno ed utilizzare il filo interdentale quotidianamente;
  • Utilizzare prodotti che contengono fluoro, dentifricio incluso;
  • Completare l’igiene orale quotidiana con l’utilizzo del collutorio, che impedisce il riformarsi della placca lasciando in bocca una piacevole sensazione di freschezza.
Filo interdentale sì o filo interdentale no?

Il filo interdentale è un valido alleato dello spazzolino; cerato, non cerato o in polietilene è un accessorio utile alla rimozione quotidiana della placca tra i denti, soprattutto quando si presentano molto stretti tra loro.
Fondamentale è come sempre l’intervento dell’igienista per una pulizia dei denti più profonda e dettagliata, perché la condizione fondamentale per l’utilizzo del filo interdentale è che non ci sia tartaro tra i denti.

Lo sbiancamento può far male ai denti?

Lo sbiancamento dentale è un intervento di pulizia dei denti che prevede l’utilizzo di sostanze sbiancanti contenenti perossido di idrogeno e carbammide, volto a restituire ai denti l’originale colore dello smalto.

Il trattamento non mina in alcun modo lo smalto dentale che resta assolutamente intatto, con risultati che variano a seconda del punto di partenza della colorazione dei denti del paziente e del suo profilo genetico.
Sconsigliamo l’utilizzo dei kit di sbiancamento “fai da te”, preferendo sempre la consulenza e l’intervento di un igienista esperto.

Ci sono degli alimenti da evitare durante lo sbiancamento? Quali?

Affinché lo sbiancamento abbia effetto nel tempo, è bene che il paziente adotti pochi e semplici accorgimenti quotidiani:

  • Limitare il numero di sigarette, laddove non si riesca a smettere di fumare, così come ridurre il consumo di te e caffè;
  • Evitare liquirizia, cioccolato e bevande zuccherate che tendono ad alterare il colore originale dei denti;
  • Preferire il consumo di mele, carote, sedano, mandorle, noci, fragole, kiwi, prezzemolo, broccoli, te verde e menta.
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Cos’è un’otturazione?

L’otturazione è un intervento di tipo conservativo, volto quindi alla conservazione del dente sia per quanto riguarda l’estetica che per il suo corretto posizionamento nell’arcata dentaria.

L’intervento prevede le seguenti fasi:

  • Anestesia locale sul dente cariato
  • Eliminazione della carie
  • Ricostruzione del dente in composito o ceramica.
Un dente devitalizzato può fare ancora male?

Nelle ore successive (così come nei primi giorni successivi) ad una devitalizzazione, la bocca potrebbe essere ancora indolenzita: un antidolorifico o un antinfiammatorio possono risultare fondamentali in questa fase. Ovviamente senza abusarne!

Se il dolore persiste o si presenta dopo qualche tempo, le cause possono essere varie:

  • Si è sviluppata un’infezione sulla punta del dente;
  • Il dente in questione subisce una pressione eccessiva per le sue capacità;
  • Il legamento che tiene uniti dente e osso si è infiammato;
  • Il dente si è fratturato o ha subito uno shock;
  • Un nervo vicino al dente in questione si è infiammato.

La soluzione migliore è prenotare una visita specialistica per valutare lo stato del trattamento canalare e la situazione del dente devitalizzato.

Perché il costo della devitalizzazione cambia a seconda del dente da trattare?

La devitalizzazione ha un costo diverso a seconda del dente da trattare in base ad alcune variabili tra le quali:

  • Estensione e complessità del danno e quindi del trattamento canalare necessario;
  • Grandezza del dente e di conseguenza numero di radici e canali su cui intervenire;
  • Posizione del dente e di conseguenza facilità di intervento da parte dell’operatore.
Quanti tipi di faccette dentali esistono?

Le faccette dentali sono delle lamine sottili che si applicano sulla parte frontale dei denti per migliorarne l’aspetto, il colore, la forma o qualsiasi danno strutturale. Hanno un’utilità puramente estetica e nella maggior parte dei casi sono realizzate in ceramica o in composito.

La faccette in ceramica vengono realizzate in laboratorio e successivamente applicate sui denti del paziente; il risultato è assolutamente naturale e duraturo nel tempo.
Le faccette in composito sono realizzate, invece, direttamente sul dente con una pasta malleabile mediante l’applicazione di un acido e poi di un adesivo. La procedura è più rapida e di conseguenza il trattamento risulta meno costoso, ma anche meno duraturo.
Per essere certi di scegliere il giusto trattamento, il nostro consiglio è di affidarsi sempre al parere di uno specialista!

A che età è indicato fare la prima visita dentistica?

Sarebbe opportuno che la prima visita dentistica fosse effettuata intorno ai 5 anni, considerando che la prima dentatura, quella comunemente definita “da latte”, risulterà completa più o meno ai 3 anni del bambino.
È necessario essere certi che i primi denti permanenti non presentino carie e che non siamo in presenza di una malocclusione, che potrebbe determinare la necessità di un apparecchio orthodontico.

E’ giusto sigillare i denti ai bambini?

Completamente indolore e rapida nell’esecuzione, la sigillatura dei denti viene effettuata intorno ai 6 anni di età del bambino, quando cioè siamo in presenza dei primi denti permanenti.

Dedicata ai molari, i denti esposti più degli altri alla carie, la sigillatura consiste nell’applicazione di una speciale resina sui solchi occlusali. La procedura standard prevede un primo intervento intorno ai 6 anni ed un secondo intorno ai 12, perché essendo sottoposta a continua abrasione per via della masticazione, la sigillatura in genere ha una durata di 5/6 anni al massimo.

A che età è più giusto iniziare un trattamento orthodontico?

L’apparecchio orthodontico viene applicato per risolvere problematiche quali ad esempio denti storti o malocclusione e riportare la dentatura alla sua posizione più corretta, dal punto di vista sia curativo che estetico.

Adatto sia ai denti da latte che a quelli permanenti, sempre più spesso si ricorre all’utilizzo dell’apparecchio nei bambini con dentatura mista, secondo una terapia volta a favorire il corretto sviluppo delle ossa mascellari.

L’intervento sui denti da latte faciliterà infatti la crescita dei denti definitivi in posizione corretta.
La terapia orthodontica ha generalmente una durata che varia da un anno e mezzo a tre anni, durante i quali il paziente dovrà sottoporsi a visite periodiche con lo specialista.

Il trattamento orthodontico è indicato anche per un paziente adulto?

Si può scegliere di sottoporsi a trattamento orthodontico per migliorare l’aspetto del proprio sorriso così come per la salute dei propri denti e gengive e nella maggior parte dei casi non c’è un limite di età per porre rimedio ad uno di questi aspetti.
Una delle motivazioni più frequenti per le quali ci si rivolge all’orthodonzista è l’affollamento dentale, che si verifica in presenza di ossa troppo piccole rispetto ai denti o di denti effettivamente molto grandi.

Nella maggior parte dei casi, il paziente sceglierà di rivolgersi allo specialista per rimediare al disallineamento degli incisivi, quindi ad un problema estetico che lo mette a disagio. In caso di affollamento, si potrà procedere con apparecchio fisso (interno o esterno ai denti) oppure con mascherine trasparenti, a seconda dell’entità della problematica.
Se invece il problema riguarda la struttura scheletrica del palato, sarà necessario combinare il trattamento orthodontico con la chirurgia.

Cos’è il bruxismo? Come posso curarlo?

Se vi è capitato di contrarre involontariamente i muscoli facciali oppure digrignare i denti mentre siete concentrati o state guardando la scena clou di un film, adesso sapete cos’è il bruxismo!
Nella maggior parte dei casi, però, il disturbo si verifica durante il sonno e, se ignorato, può causare emicranie, dolori alla mandibola ed in linea di massima un’usura eccessiva ed anomala dei denti.

Le cause del bruxismo possono essere varie, ad esempio:

  • Ansia;
  • Stress;
  • Disturbi del sonno;
  • Consumo eccessivo di caffeina e teina;
  • Maloclussioni;
  • Problemi emotivi.

Va da sé che per prevenire l’insorgere della patologia è necessario abbassare il livello di stress e quindi evitare gli stati ansiosi, ridurre al minimo il consumo di alcolici e fumo, evitare di consumare bevande contenenti caffeina la sera dopo cena.
La valutazione da parte di uno specialista del livello di usura dei denti del paziente, così come di una sensibilità eccessiva della mandibola, possono permettere il riconoscimento del problema già ad una prima visita.

Il bruxismo si può curare e la giusta terapia dipende dalle cause che lo hanno scatenato: lo specialista potrà infatti optare per l’utilizzo di un bite o, nel caso di una malocclusione, di un apparecchio orthodontico.

Cos’è un impianto?

L’impianto dentale è una radice artificiale creata in titanio che, mediante un processo di osteintegrazione, permette l’applicazione di una protesi fissa.
Una piccola vite viene inserita laddove prima c’era la radice naturale del dente e, grazie alla biocompatibilità del titanio, l’impianto si integra completamente con l’osso permettendo un perfetto ancoraggio alla corona, quindi al dente sostitutivo.

Che differenza c’è tra perno ed impianto?

Mentre l’impianto è una radice artificiale che viene avvitata all’osso e sulla quale viene ricostruita la corona del dente, il perno presuppone che ci sia abbastanza struttura dentale naturale per ancorare la nuova corona all’interno del canale della radice stessa.
La scelta tra le due terapie dipende quindi dalla struttura residua del dente, perché laddove è possibile è preferibile mantenere la radice dentale naturale e quindi procedere con un perno.

Quanto tempo ci vuole per completare una terapia implantare?

Normalmente i tempi di protesizzazione di un impianto sono di due mesi per l’arcata inferiore e tre mesi e mezzo per quella superiore, periodo durante il quale le viti si integrano completamente con l’osso. Dal momento in cui l’impianto è osteointegrato, si può procedere all’impronta e quindi alla costruzione della protesi.

Quando l’impianto riguarda una zona visibile del nostro sorriso, lo specialista opta per un “carico immediato”, procedura che consente di inserire gli impianti e nel giro di poche ore fissare le corone protesiche provvisorie.

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Quanto dura un impianto?

Dal momento in cui avviene l’osteointegrazione, l’impianto dentale ha una durata nel tempo pressoché illimitata, a patto che il paziente rispetti poche regole fondamentali: igiene accurata e controlli periodici con lo specialista per essere certi dello stato di salute dei denti.
Per quanto riguarda le protesi dentarie, avendo in linea di massima la stessa durata di un dente naturale, bisogna considerare che dopo 10/12 anni potrebbe essere necessario re-intervenire.

Cos’è l’osteointegrazione?

L’impianto dentale è una radice artificiale in titanio che funge da supporto per le protesi fisse. L’osteointegrazione è quel processo grazie al quale l’impianto si integra perfettamente con l’osso, creando le condizioni affinché possa permanere a vita nella nostra bocca.

Trattandosi di una vite che viene inserita nell’osso, l’impianto deve essere realizzato con un materiale perfettamente biocompatibile; il più idoneo allo scopo è il titanio, un metallo con un elevato grado di purezza che il nostro organismo riconosce come “proprio” permettendone facilmente l’integrazione.

Solitamente l’osteointegrazione avviene in un tempo che varia da 3 a 6 mesi, anche se sempre più spesso, laddove possibile, si procede con un impianto “a carico immediato” che permette al paziente di riavere i denti mancanti in una sola seduta, solo poche ore dopo l’intervento.

Cos’è un’apicectomia?

L’apicectomia è un intervento che consiste nella rimozione della porzione terminale della radice del dente, nella pulizia dell’interno del canale e successivamente nell’otturazione del canale dalla parte della radice, non della corona come invece avviene solitamente. Quest’operazione può essere effettuata su tutti i denti, fermo restando che sarà più o meno complicata a seconda della posizione del dente in questione e del numero dei canali radicolari che lo contraddistinguono.

I casi in cui lo specialista potrebbe dover procedere con un’apicectomia sono i seguenti:

  • Siamo in presenza di un ascesso;
  • C’è la presenza di una cisti o di un granuloma;
  • Il dente è già stato trattato con perni e quindi non si può procedere ad un nuovo trattamento canalare.

In tutte le situazioni sopra descritte, il paziente si presenterà in studio lamentando un dolore intenso e continuo, più acuto durante la masticazione e probabilmente con una fistola gengivale.
Nei giorni successivi all’intervento, il paziente potrebbe manifestare dolore e gonfiore della parte interessata, intorpidimento della zona trattata e difficoltà nella masticazione, tutti sintomi che potranno essere tenuti sotto controllo dallo specialista mediante la prescrizione di un antidolorifico da assumere all’occorrenza.

Cos’è l’ortopantomografia?

Chiamata comunemente OPT, l’ortopantomografia è un esame radiologico in grado di analizzare contemporaneamente denti, arcate dentarie, ossa della mascella e della mandibola. L’esame, oltre che in odontoiatria, viene impiegato anche in altri reparti come chirurgia, oncologia o otorinolaringoiatra.

Come funziona l’anestesia locale?

Sempre più di frequente negli studi dentistici viene effettuata l’anestesia locale per addormentare la sola zona della bocca interessata dal trattamento in corso, mantenendo il paziente in stato cosciente.
L’anestetico viene infatti iniettato vicino ai nervi che portano sensibilità alla zona da trattare, in modo da bloccare il dolore.

Sarò sempre seguito dallo stesso medico?

In relazione all’età, alle necessità ed all’anamnesi del paziente, la prima visita in studio sarà programmata con il dottor Masciandaro o con il dottor Tagariello.
Valutato il caso in questione, il dottore comunicherà al paziente il piano di terapia da seguire e deciderà quale collaboratore porterà a compimento tale trattamento.

Quali sono le modalità di pagamento accettate dallo studio?

La segreteria è a disposizione del paziente per illustrare le modalità di pagamento previste dallo studio, i sistemi di rateazione a tasso zero, nonché la possibilità di finanziare la cifra preventivata con la collaborazione di consulenti esterni.

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I nostri
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Terapia ortodontica finalizzata a curare i disallineamenti, attraverso attacchi e fili metallici.

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L’impianto dentale è una radice artificiale in titanio che consente di sostituire i denti mancanti.

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Il campo della chirurgia orale include l’estrazione dentaria, che può essere semplice o chirurgica.

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